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La tintura blu presso i Celti

Tradizioni, miti, racconti del Popolo Celtico
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mariposa azul
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La tintura blu presso i Celti

Messaggioda mariposa azul » 28/05/2010, 23:18

Leggo e riporto dal libro La
Dea Bianca di Graves, a proposito della scarsa credibilità
che le fonti ufficiali assegnano a culture diverse da quelle tradizionali:

“…Anche
gli antichi storici gallesi e irlandesi sono in genere considerati bugiardi, perché
le loro cronache portano date ritenute troppo lontane, che non si accordano né con
le date bibliche tradizionali né con la pervicace teoria che fino all’epoca
romana gli abitanti di tutte le isole britanniche erano selvaggi ululanti
dipinti di blu, senza arte o letteratura. I Pitti e i Brittoni si tatuavano, è
vero, al pari dei Daci, dei Traci e dei Mossineci, ma l’uso del guado indica
una cultura avanzata, perché l’estrazione della pittura azzurra dalla pianta di
guado, praticata anche dagli antichi Irlandesi, è un processo chimico
estremamente complicato. Forse l’azzurro serviva a renderli sacri alla dea Anu….



Plinio dice che le fanciulle e le
matrone britanniche, durante “certi riti” in onore di una dea del cielo
notturno e del mare, si tingevano tutto il corpo di azzurro scuro, fino a
sembrare delle Etiopi, e così, nude, andavano in giro. Un episodio della
medioevale Vita di San Ciaran prova che in Irlanda la tintura col guado era un
mistero femminile cui nessun maschio era concesso assistere.



Se questa regola vigeva anche in
Tracia e nell’Egeo settentrionale, si spiegherebbe il nauseante puzzo che, secondo
Apollodoro, accompagnava le donne di Lemno e faceva sì che gli uomini
disertassero la loro compagnia. Infatti l’estrazione e l’uso della tintura è un’operazione
così fetida che nel Lincolnshire le famiglie addette a questa attività sono sempre
state costrette a sposarsi tra loro.”

Nella sezione erbe e cristalli ho riportato un articolo trovato sulla pianta del guado e sui metodi di estrazione del blu.
Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.”
RICHARD BACH

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